Ceccano archeologica

 

 

Identificazione del sito

 

Nello studio della storia di Ceccano il primo problema che emerge è relativo all'identificazione del paese con l'antica Fabrateria. Tale problema si lega alla discussione sull'esistenza di due città denominate Fabrateria, Fabrateria Vetus e Nova, quest'ultima fondata nel 124 a.C., dopo la distruzione latina di Fregellae. Se il sito di Fabrateria Nova è stato identificato a nord di S.Giovanni Incarico, in località "La Civita", sull'individuazione di Fabrateria Vetus le ipotesi degli studiosi sono divergenti.

Tralasciando le diverse congetture riportate dall'archeologa Antonini nel suo libro Fabrateria Vetus, è possibile assumere come utile strumento per l'identificazione del sito alcune interessanti fonti letterarie.

Lo scrittore latino Plinio in un passo della Naturalis Historia [1] parla dei Fabraterni Veteres e dei Fabraterni Novi come due popoli distinti, dislocati in sedi diverse.

 

ex Falerno frusinates, ferentinates, freginates, fabraterni veteres, fabraterni novi…

 

Nella Geografia [2] l'autore greco Strabone, descrivendo il percorso della via Latina, nomina alcuni centri che sorgono su di essa: Ferentino, Frosinone, bagnato dal fiume Cosa, e Fabrateria, dove scorre il fiume Trerus (TrerusTolerus è l'antico nome del Sacco).

 

ἐπ΄ αὐτῆς τῆς Λατίνης εἰσὶν ἐπίσημοι κατοικίαι καὶ πόλεις Φερεντῖνον͵ Φρουσινών͵ παρ΄ ἣν ὁ Κόσας ῥεῖ ποταμός͵ Φαβρατερία͵ παρ΄ ἣν ὁ Τρῆρος ῥεῖ...

Lungo la via latina ci sono nobili paesi e città, Ferentino, Frosinone, in prossimità del quale scorre il fiume Cosa, Fabrateria, presso la quale scorre il fiume Trerus.

 

A tali testimonianze si aggiunga il fatto che tutte le epigrafi trovate a Ceccano nominano i Fabraterni Veteres e nelle iscrizioni dove queste non compaiono non viene citato nessun altro popolo (vedi S. ANTONINI, "Fabrateria vetus: un'indagine storico-archeologica"..., p. 15). Le fonti e i ritrovamenti, quindi, escludono la coincidenza delle due Fabraterie, ribadendo l'esistenza di due città distinte e avvalorando l'individuazione in Ceccano dell'antica Fabrateria.  

 

 

 

Origini

 

La documentazione relativa all'epoca preistorica e protostorica è scarsa e dovuta principalmente a ritrovamenti casuali. Di seguito un elenco dei principali ritrovamenti:

Paleolitico inferiore: manufatti su scheggia, un 'chopper' di selce e resti faunistici, rinvenuti nella zona di Borgo S.Angelo.

 

Paleolitico medio: manufatti in selce, come raschiatoi e schegge, scoperti nell'area di Bisleti, in prossimità del bivio per Arnara e Fontana dei Piatti.

 

Paleolitico Superiore, Neolitico, Età del Rame: manufatti in selce, come un elemento di falcetto, punte di frecce, alcune delle quali in ossidiana, rinvenuti nella zona di Vallefioretto-Bosco Faito.

 

Media Età del Bronzo: focolare di forma sub-circolare con resti di fauna, schegge di selce, resti ceramici (Borgo S. Angelo).

 

Età del Ferro: resti di una capanna di forma rettangolare, delimitata da un muretto a secco con blocchi di calcare non squadrati (via Gaeta).

 

 

 

 

Età preromana - Età romana 

 

Il territorio laziale ebbe fin dall'antichità una posizione strategica. Fu caratterizzato, infatti, dalla presenza di grandi vie naturali che consentivano la comunicazione tra la valle del Tevere e l'Etruria da un lato e la Campania dall'altro. La valle latina (comprendente le valli fluviali del Sacco e del Liri fino al Garigliano) rappresentava un passaggio obbligato per giungere in Campania. Oltre alla presenza di importanti vie di comunicazione, le caratteristiche geofisiche e climatiche del territorio (presenza di pianure fertili, fiumi) favorirono una serie di ondate migratorie da parte di popolazioni che dagli Appennini premevano verso Occidente.

In questo particolare contesto si inserisce la calata dei Volsci (fine VI sec. a. C.), popolazione che occupò dapprima la valle del Liri e del Sacco e, successivamente, spingendosi verso ovest, la pianura Pontina. Centri volsci nella valle del Sacco-Liri furono Frusino, Fabrateria Vetus, Satricum (Boville-Monte San Giovanni), Sora, Arpinum, Fregellae volsca (Roccadarce), Casinum, Aquinum, Atina. Nella pianura pontina: Anxur (Terracina), Circei, Anzio, Cora, Velletri.

Nel IV sec. a.C. la pressione esercitata da una nuova popolazione, i Sanniti, indebolì il dominio dei Volsci. Per fronteggiare l'avanzata dei Sanniti i Fabraterni volsci furono costretti a chiedere aiuto ai Romani, come tramandato dallo storico romano Tito Livio.

 

Livio VIII, 19: legati ex Volscis Fabraterni et Lucani Romam venerunt, orantes ut in fidem reciperentur: si a Samnitium armis defensi essent, se sub imperio populi Romani fideliter atque oboedienter futuros. Missi tum ab senatu legati denuntiatumque Samnitibus, ut eorum populorum finibus vim abstinerent; valuitque ea legatio, non tam quia pacem volebant Samnites quam quia nondum parati erant ad bellum.TRADUZIONE Ambasciatori dei Volsci di Fabrateria e dei Lucani arrivarono a Roma per implorare la protezione di Roma: se fossero stati difesi dai Sanniti sarebbero diventati obbedienti e leali sudditi del popolo romano. Dal senato furono mandati allora degli ambasciatori ai Sanniti, per ammonirli di astenersi da incursioni nei territori di quei popoli; l'ambasceria ebbe successo, non tanto perché i Sanniti desiderassero la pace, quanto perché non erano ancora pronti alla guerra. 

 

Livio narra che ambasciatori dei Volsci di Fabrateria (ex Volscis) si recarono a Roma per chiedere aiuto contro i Sanniti. In cambio dell'aiuto, i Fabraterni promisero di giurare fedeltà a Roma. Il senato romano inviò una delegazione ai Sanniti, esortandoli ad astenersi dal compiere incursioni nel territorio volsco. I Sanniti cedettero alle richieste romane, non essendo preparati ad affrontare una guerra. Ottenuto l'aiuto sperato, Fabrateria perse la sua indipendenza, diventando successivamente municipio di diritto romano.

 

 

 

Documentazione

 

La documentazione più interessante d'età preromana è costituita da resti di mura in opera poligonale. A proposito dei centri sorti in età volsca, l'archeologa Antonini nota: "questi centri, sorti tutti in collina e difesi naturalmente, vennero militarmente organizzati, adottando criteri costruttivi di carattere strategico-difensivo, con lo scopo di proteggere la zona urbana. I centri, infatti, sono caratterizzati da opere di fortificazione in opera poligonale". Il perimetro orginario delle mura, ricostruito dalla Antonini,  evidenzia che il centro preromano sorgeva sullo stesso sito dell'attuale centro storico di Ceccano. 

 

La documentazione d'età romana, soprattutto epigrafi e iscrizioni funerarie, offre interessanti informazioni sull'amministrazione del municipium, la vita, i culti, le abitudini dei Fabraterni Veteres.

Molte iscrizioni consistono in dediche a imperatori e a personaggi politici o pubblici in segno di riconoscenza per qualche concessione ricevuta.

 

Dedica all'imperatore Gordiano III

Databile al 239 d.C., di provenienza sconosciuta,  l'iscrizione è attualmente murata nella parete sinistra, vicino all'ingresso della chiesa di Santa Maria a Fiume.

 

Dedica a Cornelia Salonina

L'iscrizione, rivolta all'imperatrice Salonina, moglie di Gallieno (218-268 d.C.), costituiva la base di una statua. Ritrovata in località S. Angelo, è attualmente conservata nella sala consiliare del Comune di Ceccano.

 

Dedica a Senia Balbilla

La dedica ricorda Senia Balbilla, sacerdotessa di Faustina, moglie di Antonino Pio (86-161 d.C.). Trovata sulle rive del fiume Sacco, fu dapprima portata nel Palazzo Colonna a Patrica e, successivamente, nel cortile del Palazzo Colonna a Roma. Una copia dell'iscrizione è visibile all'interno della chiesa di Santa Maria a Fiume, a destra dell'ingresso principale.

 

Dedica a Settimio, quattuorviro quinquennale

Dedica al duoviro Caio Mollio

Lucio Settimio, quattuorviro quinquennale [3], patrono o prefetto del municipio di Fabrateria Vetus, percorse tutta la carriera degli onori municipali. Fu, infatti, decurione, quattuorviro censorio, prefetto e custode del pubblico erario. Nell'iscrizione si ricorda che egli donò ai giovani appartenenti al collegio di Ercole (iuvenes Herculani) una somma di denaro per la realizzazione di una dedica e un'ulteriore somma per distribuire sportule [4] nel giorno della sua nascita. Di provenienza sconosciuta, la dedica, divisa in due parti e reimpiegata nel basamento della chiesa di Santa Maria, è visibile ai lati del portale della chiesa stessa. Altre iscrizioni, come la dedica al duoviro Caio Mollio, attestano la presenza di un'ulteriore carica pubblica all'interno del municipio di Fabrateria Vetus, quella dei duoviri, supremi magistrati con incarici politici-amministrativi. La dedica a Caio Mollio, conservata nel transetto sinistro della chiesa di Santa Maria a Fiume, presenta analogie con l'iscrizione al quattuorviro Settimio. Anche Caio Mollio, infatti, in qualità di patrono del collegio di Ercole, stabilisce di assegnare a ciascun membro del collegio (sodales-compagni- Herculei) una somma di denaro e di distribuire sportule nel giorno del suo compleanno.

 

Le due epigrafi precedentemente menzionate costituiscono un'interessante testimonianza della presenza di collegia, in particolare del collegium Herculis, associazione dedita al culto di Ercole, alla quale esponenti del ceto dirigente del municipio erano soliti fare donazioni. Una terza iscrizione, l'iscrizione dei cultores Herculis, conferma la diffusione nella città fabraterna del culto di Ercole, forse di Hercules Victor, divinità guerriera simile a Marte, protettrice del commercio e delle greggi transumanti. Ercole non era l'unica divinità venerata. Le fonti epigrafiche, infatti, attestano la presenza del culto di Giunone Regina, di Cerere e di una divinità salutare, quest'ultimo testimoniato dal ritrovamento di votivi anatomici [5].

A Giunone Regina, spesso venerata come divinità protettrice del popolo, amministratrice della città e signora dello stato, è rivolta una dedica, purtroppo molto frammentaria, ora dispersa.

Cerere, divinità agricola, è, invece, ricordata nella dedica a Flavio Proculeiano, attualmente conservata all'interno della chiesa di Santa Maria a Fiume. Nell'iscrizione sono menzionati i membri di un collegio dedicato a Cerere, i cultores antistites deae Cereris.

 

Iscrizione dei cultores Herculis

L'epigrafe ricorda i cultores Herculis Fabraterni Veteres e i loro patroni Gaio Vettio Clemente e Gaio Tizio Decimo, quest'ultimo per aver donato il terreno o la struttura adibita a luogo di culto (loco dato). È attualmente conservata all'interno della sala consiliare del Comune.

 

 

Altri ritrovamenti, quali l'isrizione relativa ad un restauro voluto dall'imperatore Adriano, lapidi, frammenti di mosaico o piccole sculture, resti di ville e tombe sono l'espressione di un passato insospettabile, sconosciuto a molti e di certo più interessante di quanto avremmo mai potuto immaginare.

 

Iscrizione relativa ad un restauro adrianeo

L'iscrizione documenta un intervento di restauro da parte dell'imperatore Adriano di alcuni edifici andati in rovina con il tempo (vetustate dilapsas). Una lacuna nel testo non consente di capire di quale edificio si tratti, probabilmente una struttura di grandi dimensioni, vista la monumentalità dell'iscrizione, incisa su una lastra di marmo. L'archeologa Antonini ipotizza che si tratti di edifici termali (thermas). L'iscrizione è attualmente murata nella parete destra del transetto di sinistra della chiesa di Santa Maria a Fiume.

 

Cippo funerario

L'iscrizione funeraria contiene una dedica dei liberti Helius ed Eleutheris alla loro patrona Vettia Secundilla. Rinvenuta in piazza Castello negli anni 1930-1940, è ora conservata nella sala consiliare del Comune di Ceccano.

 

Cippo funerario

Il cippo commemora Marcus Aurelius Pastor, soldato trace che combatté per ventiquattro anni nella seconda legione partica [6], morto all'età di quarantasei anni. Fu eretto per volontà di Septimius Vetus, erede e compagno d'armi di Marcus Aurelius Pastor. È ora conservato nel transetto destro della chiesa di Santa Maria a Fiume.

 

Mosaico a tessere bianche e nere

 

Oscillum

L'oscillum (dal lat. os: volto) è una piccola scultura rappresentante maschere sceniche, divinità, personaggi mitici, usata inizialmente in ambito magico-rituale. In occasione di alcune feste, infatti, era usanza appenderli agli alberi come dono votivo. Successivamente vennero usati per abbellire le case e i giardini e appesi nei portici dei templi e degli edifici pubblici o alle porte delle case, assumendo così una funzione prettamente decorativa.

L'oscillum di Ceccano rappresenta una testa di Medusa, caratterizzata da un nodo di serpenti sotto il mento e ali tra i capelli. Nella parte posteriore è raffigurato un grifone adagiato sulle onde del mare. Rinvenuto nel 1972 durante alcuni lavori all'interno della chiesa di Santa Maria a Fiume, è attualmente conservato nella sagrestia della chiesa di San Giovanni Battista. L'oscillum, scolpito su marmo bianco, è stato datato al I secolo d.C.

 

Doppia erma

L'erma è una scultura che poggia su di un pilastro e raffigura una testa umana; in origine rappresentava il dio greco Ermes (di qui il nome erma). La scultura di Ceccano raffigura due personaggi mitici, su di un lato una menade (donna dedita al culto del dio Dionisio), sull'altro un satiro (divinità dei boschi, dei fiumi, dei pascoli, compagno del dio Dionisio e di Pan). Trovata nel 1859 durante i lavori per la costruzione della ferrovia che congiunge Frosinone a Ceprano, fu acquistata da papa Pio IX; è ora conservata nella Galleria dei Candelabri dei Musei Vaticani.

 

 

 

 



 

[1] Plinio, Naturalis Historia III, 5, 64.

[2] Strabone, Geografia, V, 3, 9.

[3] Si tratta di un collegio di quattro magistrati elettivi, distinti in due quattuorviri iure dicundo, incaricati di amministrare la giustizia, e in due quattuorviri aediles, cui competevano il controllo della viabilità, degli appalti e della costruzione delle opere pubbliche.

[4] Elargizione in natura o in denaro concessa dal patrono al proprio cliente.

[5] Si tratta di ex-voto che riproducono parti del corpo, per lo più frammenti di arti inferiori e superiori, databili in un arco di tempo che va dal IV al II sec. a.C.

[6] La legione fu fondata dall'imperatore Settimio Severo in occasione della campagna contro i Parti. Lo storico Cassio Dione (LV, 24, 4) riferisce che la seconda legione fu lasciata in Italia, la prima e la terza furono stanziate in Mesopotamia.

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