Dall'Archivio Storico di Ceccano

LA SITUAZIONE AMMINISTRATIVA A CECCANO DOPO L'UNITA' D'ITALIA

 

Per gli effetti del Motu proprio di Pio VII del  1816 Ceccano ricadeva sotto la Delegazione di 2° classe di Frosinone e costituiva la sede di un Governatore di secondo ordine, in quanto la popolazione ammontava in quell'anno a 4678 anime.
Dal 1867 al 1869 l'incarico di Gonfaloniere fu retto dal Marchese Filippo Berardi, a cui succedette Tommaso Mancini nominato nel 1870. L'incarico di Governatore era ricoperto in quell'anno da Ercole Dini.
Sebbene nel 1865 fosse stata emanata la Legge Comunale e Provinciale (L. 20 marzo 1865, n.2248), essa entrò in vigore nei territori dell'ex Stato Pontificio solo successivamente alla presa di Porta Pia che ne comportò l'annessione al Regno d'Italia. Fu proprio nell'anno 1870 che la legislazione fu estesa e il ruolo del Gonfaloniere fu trasformato in quello del Sindaco, la cui carica rimase nelle mani dello stesso Tommaso Mancini.
Nel 1871 la popolazione di Ceccano ammontava a 6.999 individui; a Ceccano erano appodiati i comuni minori di Arnara, Giuliano, Patrica e Santo Stefano.
Il sindaco Tommaso Mancini si vide rinnovare l'incarico fino al 1883, anno in cui gli succedette Camillo Gizzi. Sotto la sua amministrazione venne dato grande impulso ai lavori pubblici, tra cui si segnala l'impianto di un servizio di Telegrafo nella Piazza del Comune, l'organizzazione di un collegamento con carrozze tra la stazione FS e il centro città, la pavimentazione di alcune strade e il collegamento con la Casilina, il potenziamento dell'illuminazione pubblica. Furono inoltre rinnovate le scuole e il servizio di Nettezza Urbana.
Una morte improvvisa colse Camillo Gizzi nel 1893, lasciando spazio a una profonda crisi amministrativa che portò all'avvicendamento di varie figure alla guida del Comune negli ultimi anni del secolo. Nel 1899 fu eletto Filippo Ambrosi, primo sindaco nominato direttamente dal Consiglio comunale per gli effetti della legge del 1888. Ambrosi aveva stretti legami di parentela con la famiglia Berardi, a cui si contrapponeva politicamente la famiglia Mancini. Non è un caso, probabilmente, che nel fondamentale lavoro dell'abate don Michelangelo Sindici, "Ceccano, l'Antica Fabrateria", dato alle stampe nel  1893 e dedicato al Marchese Filippo Berardi, la figura di Tommaso Mancini, primo Sindaco di Ceccano dopo l'entrata nel Regno d'Italia del 1870, sia passata quasi totalmente sotto silenzio nel discorso sulle famiglie illustri della città.
Nel 1903, in occasione del rinnovo del consiglio comunale, il partito di Filippo Ambrosi  perse la maggioranza e il governo della città fu affidato nel gennaio 1904 al Regio Commissario Straordinario Carlo Glori. Le nuove elezioni in quello stesso anno produssero un nuovo consiglio che nominò sindaco il Conte Ernesto Gizzi.

1273