Chiesa di San Nicola

L'esistenza della chiesa di San Nicola, situata nella parte alta di Ceccano, è attestata già prima del 1196. Proprio in quell'anno, infatti, l'edificio sacro venne menzionato negli Annales Ceccanenses come luogo in cui fu ospitato il Vescovo di Terracina Tedelgario, giunto in città per partecipare alla consacrazione della chiesa di  Santa Maria a Fiume.

Negli Annales troviamo scritto infatti: "Dominus Episcopus Terracinensis ad Ecclesiam sancti Nicolai quinquaginta panes, duae urnae vini, media vacca, medius porcus, duae gallinae, sex pulli, unus anser, tres unciae piperis, et cinnamuni, tres qua (rtae) annonae, duo bacili, duae tuallae, una libra de cera pro candelis, duae pro faculis…".      

Originariamente la struttura si trovava al di fuori della cinta muraria, risultando quindi più esposta a devastazioni e incursioni belliche. La primitiva chiesa di S. Nicola aveva una forma romanica canonica a tre navate con il tetto a capanna. La navata maggiore era più alta delle minori. Di questa primitiva chiesa restano le sei monofore, tre per lato, della navata maggiore e che attualmente si osservano all'interno della chiesa, dopo che il soffitto venne modificato con la costruzione di capriate, con il tetto a due spioventi. Probabilmente il primitivo campanile doveva avere la forma di untiburioe le funi delle campane cadevano vicino l'altare maggiore. 

Nel XIII secolo, probabilmente perché in cattivo stato,  l'edificio venne in parte distrutto e poi ricostruito a pianta irregolare. La costruzione fu opera di alcuni conti della famiglia De Ceccano e su alcuni dei pilastri della chiesa sono ancora leggibili delle iscrizioni in caratteri gotici che onorano i committenti:

 

+ HAC . COSSAM . FECIT

FIERI . THOMASIUS

IUNIOR . DE CECCA

NO . 

Traduzione: "Questo pilastro fu fatto costruire da Tommaso il Giovane de Ceccano".

 

+ HANC . COSS

AM . CUM . UNO .

ARCU . FECIT .

FIERI . BER

ARDUS DE

CECCANO + . 

Traduzione: "Questo pilastro con un arco fu fatto costruire da Berardo de Ceccano"

 

+ . HAC . COSSA . FE

CIT . FIERI . THOM

ASIUS . MAIOR . E

T SENIOR . DE CE

CCANO . 

Traduzione: "Questo pilastro fu fatto costruire da Tommaso il Grande e da Tommaso il Vecchio de Ceccano"

I personaggi menzionati nelle iscrizioni sono rispettivamente Tommaso II (1299-1381), Berardo II ( † 1321 ca.), Tommaso I ( † 1334 ca.) e  Tommaso III ( † 1381 ca.), tutti conti appartenenti alla famiglia de Ceccano, i quali sarebbero stati i promotori del restauro della chiesa. 

Da notare come il sostantivo cossa nel latino medievale, in uso in Italia nel XIII-XIV secolo, sta ad indicare il pilone che sosteneva l'arco, come si evince anche dall'opera dello studioso Enlart, che nel 1894 visitò e descrisse la chiesa. [1] 

 

Nel 1814 Domenico Sindici fece demolire il vecchio altare maggiore, fatto di laterizi e in stile barocco, e lo fece sostituire con uno in marmo. Il nuovo altare venne dedicato all'arcangelo Raffaele, in  memoria di Raffaele Sindici, padre di Domenico. Un'epigrafe dell'epoca, posta oggi all'ingresso della chiesa, ne ricorda l'avvenimento. Nel 1882 fu invece costruita la sagrestia per volere di Mons. Lorenzo Gizzi, curiale e uditore della Sacra Rota, sfruttando i locali sopra il cimitero comunale, posto sotto la chiesa. In ricordo di Gizzi, finanziatore dei lavori,  venne successivamente apposta una lapide commemorativa, ancora esistente, al di sopra della porta d'ingresso ai nuovi ambienti:

 

D.O.M.

ARA LATERITIAM

S. NICOLAO DICATAM

DOMINICUS SINDICI

IN HONOREM

RAPHAELIS ARCH.

MARMOREAM

HANC EFFECIT ET

CAPITULO CONCESSIT

A. D. 1814

 

L'intera costruzione venne restaurata nel 1923, ma fu  danneggiata dai bombardamenti americani subìti dalla città nel 1943/44: la sagrestia e la cappella andarono distrutte, mentre il tetto e il campanile subirono ingenti danni. Il successivo restauro fu realizzato dal Genio Civile.

La chiesa oggi si presenta con un interno a tre navate coperte da grandi arcate in stile gotico e sostenute da due pilastri. Tra gli arredi è possibile ammirare due tele del XVIII secolo, una donata alla parrocchia da Domenico Sindici nel 1814 e raffigurante la scena biblica di Tobiolo con l'arcangelo Raffaele,  l'altra dal principe Colonna [2] raffigurante  la Vergine Addolorata che abbraccia il Cristo appena deposto.  E' presente anche una terza tela,databile al XVII secolo e realizzata certamente da un pittore locale, in cui vi sono raffigurati San Nicola, il Crocefisso e Santa Caterina d'Alessandria. La tela è firmata PL 1600 O (obtulit).

A confermare la provenienza locale del dipinto vi è il paesaggio riprodotto sotto la Croce, riconducibile con molta probabilità a Ceccano, vista la presenza dei Monti Lepini sullo sfondo e la chiesa di San Nicola in primo piano, con il caratteristico campanile. Vi è poi, accanto all'ingresso alla sagrestia, un particolare fonte battesimale realizzato dallo scultore Domenico Peruzzi nel 1923, su progetto dell'ingegnere Francesco Bonanome. Questo è costituito da una coppa di forma esagonale sorretta da un pilastro, sopra la coppe c'è una piramide a forma esagonale, la cui punta termina con un fiore di loto rovesciato ed una croce. Il motivo è ripreso dall'antica acquasantiera e così pure i fregi che ornano le superfici laterali, con esclusione dei festoni di edera. Sul lato destro c'è l'iscrizione:

DONO D. OTTAVIO ABB. SINDICI PAR. ANNO 1923

e sul lato opposto:

D. PERUZZI FECE.

 

All'ingresso principale  è invece presente un'antica acquasantiera del XIII secolo, finemente decorata. All'esterno la facciata sfoggia un importante rosone ad archetti incrociati che ricorda quello della chiesa di Santa Maria a Fiume, mentre il portale in stile gotico presenta due colonnine che sorreggono un arco decorato. Elegante e slanciato è il campanile a quattro piani, di cui i primi due costituiti da blocchi calcarei, mentre gli ultimi da tufo. Di tutti i dipinti esistenti, il tempo ha risparmiato solo un affresco esterno del XV secolo, posto dentro un lunotto che si trova tra il portale e il campanile. Il soggetto è la Vergine con il Bambino, meglio nota  ai ceccanesi come "Madonna della Foresta", poiché in origine  la chiesa sorgeva proprio in mezzo ad un bosco.  

 

La chiesa di S. Nicola, come le altre chiese cittadine, possedeva il suo cimitero ma, a differenza degli altri, questo era di proprietà comunale. Questo era posto sotto i locali dell'attuale sagrestia e vi si accedeva tramite una botola. Tra il 1949 e il 1950 il cimitero venne svuotato e le ossa vennero trasferite nell'ossario dell'attuale cimitero di Ceccano. Oltre al cimitero comune, al di sotto della chiesa esistono ancora diversi loculi dove vennero sepolti i defunti di nobili famiglie quali: i Cappucci, Antonelli e Sindici.

Rimangono anche alcune iscrizioni funerarie. Una, posta sotto il secondo pilastro della navata sinistra:

P

D.O.M.

FELICE ROCIERI IN CAPPUCCI

NATA IN S. VITO

PENSIONATA DA NAPOLEONE I. II NOV. 1813

MORTA IN CECCANO DI ANNI

LI 23 APRILE

1857.

 

Verso il presbitero,  posta nella parete centrale della navata maggiore:

P

MEMORIAE ET CINERIBUS

FRANCISCI SINDICI

QUI VIXIT ANNIS LXXIII M. X

DECESSIT DIE XXII MAI

IN MDCCCIX

RAPHAEL SINDICI

EIUSQUE LIBERI

NEPOS PRONIPOTES

AGNATIONE PATERNO

A MORTE PARENTI

GRATI ANIMI

M.P.

 

Posta tra il primo e il secondo pilastro, sul lato destro della navata centrale:

MEMORIA

DI

MARIA SINDICI

MADRE BENEFICA DEI POVERI INFERMI

DEFUNTA LI 20 GENNARO 1860

GLI EREDI

ACHILLE E CARLO SINDICI

P.

 

Più in là, troviamo due iscrizioni vicine:

D.O.M.

HIC IACET ROSA SINDICI

 

H.S.E.

ANNA C. MARIANI

 

Infine, sotto il primo pilastro alla destra della navata centrale troviamo: 

P

X

AD ANNUNZIATA ANTONELLI

NELLA PACE DEL SIGNORE

DA IMMATURA MORTE RAPITA

IL CONIUGE DI LEI ANGELO CAPPUCCI

INCONSOLABILE DI TANTA PERDITA

IMPLORA ETERNO RIPOSO

NATA IN SONNINO LI 26 MARZO 1808

MORTA IN CECCANO LI 12 SETTEMBRE 1866

 

 

Nel suo libro "Ciociaria quella terra di viaggi che non dico" il prof. Marcello Carlino si sofferma a parlare della facciata di San Nicola. Secondo Carlino la chiesa non ha una facciata vera e propria: il portale, infatti, è decentrato e si trova su una delle fiancate dell'edificio.  La struttura sembra, pertanto, aver subito una torsione che ne ha trasformato l'assetto tradizionale e la fiancata è divenuta così la facciata che non c'è . [3]

 

Nel 2013 la chiesa è stata coinvolta in un grandioso progetto di restauro che ha coinvolto sia l'interno che l'esterno dell'edificio sacro. Il progetto, eseguito  dagli architetti Gattabuia e Spaziani in accordo con la Soprintendenza Archeologica per il Lazio, ha permesso di riportare la chiesa al suo antico splendore, mettendo in mostra le diverse fasi che l'hanno coinvolta nel corso dei secoli.

 

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[1] C. ENLART, Origines française de l'architecture gothique en Italie, Paris, 1894, pp. 122 - 124.  

[2] C.CRISTOFANILLI, La chiesa abbaziale di San Nicola in Ceccano, Frosinone, 1981, p. 43, nota 52:
"[...] Notizia avuta da mons. Ottavio Sindici il quale era dell'opinione che anche i quadri dell'Addolorata di Patrica, di Giuliano di Roma e di Villa S.Stefano fossero stati donati dal principe Colonna. Il gesto è da collegarsi al nuovo risveglio verso gli episodi della Passione di Gesù Cristo, portato in questi luoghi da San Paolo della Croce, il quale chiamò "Provincia dell'Addolorata" questa parte del Lazio meridionale."

[3] M. CARLINO, Ciociaria: quella terra di viaggi che non dico, Napoli, 2007, p. 119.


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