Chiesa di San Sebastiano

La chiesa di San Sebastiano, situata in piazza Municipio, fu costruita extra moenia, nei pressi di una porta delle mura castellane[1], per volere del cardinale Annibaldo IV de Ceccano, su una proprietà del fratello Giacomo.

Nel 1346 papa Clemente VI, su richiesta del cardinale Annibaldo, concede la licenza di poter costruire nel castello di Ceccano, diocesi di Ferentino, una cappella con campanile, cimitero e chiostro, per comodo dei frati Minori della Provincia Romana.

Per la realizzazione di questo progetto, il cardinale Annibaldo dispone che si faccia la chiesa in un  sito appartenente al giardino del conte Giacomo, suo fratello, al quale lascia, come rimborso, cinquecento fiorini d'oro. Altri duemila fiorini d'oro lascia per la costruzione della chiesa, del chiostro e del convento; altri cinquecento fiorini d'oro per l'acquisto di libri liturgici e suppellettili.

In cambio i frati dovranno celebrare, ogni giorno, una messa in suffraggio della sua anima, di quella del cardinale Giacomo Gaetani[2], dei suoi genitori e di tutti i suoi parenti.

La maggior parte delle disposizioni testamentarie del cardinale Annibaldo verranno disattese, per svariati motivi. Il suo ingente patrimonio viene disperso, solo una minima parte arriva a Ceccano e servirà a costruire le cappelle laterali del transetto della chiesa di Santa Maria a Fiume, sulle cui volte verrà inserito lo stemma del cardinale Annibaldo.

La chiesa di San Sebastiano viene costruita con minori mezzi e viene presa in custodia dai frati Minori, ma non sarà possibile costruire il convento, i frati si adatteranno in ambienti vicini alla chiesa.

Tuttavia, le lotte intestine dei De Ceccano portano alla decadenza della chiesa e all'abbandono dei conventuali.

Con l'avvento dei Colonna, infeudati ufficialmente da papa Clemente VII, come conti di Ceccano, nel 1523, la chiesa viene così riedificata e aperta ai fedeli nel 1597. Sempre in questo periodo San Sebastiano viene dichiarato comprotettore di Ceccano insieme a San Rocco.

La nuova chiesa di San Sebastiano si presenta con una navata unica ed ingloba nella parte prospiciente l'altare maggiore, la precedente chiesa medievale.

Questo ritorno all'antico splendore spinge i frati Minori a riprenderne il possesso fino al 1652, quando papa Innocenzo X con la costituzione "Instaurandae regularis disciplinae" ordina la soppressione dei piccoli conventi. La chiesa di San Sebastiano entra a far parte della parrocchia di San Giovanni Battista.

Dal 1868 la struttura viene affidata nuovamente ad un ordine ecclesiastico, quello delle Suore di Carità, a loro la Comunità affida l'istruzione delle fanciulle e la cura dell'ospedale. Le suore, in numero cinque, trovano provvisoriamente alloggio in un appartamento di Piazza Castello, oggi Piazza Camillo Mancini.

Nel 1889 nasce presso la chiesa di San Sebastiano, per opera di mons. Alessandro Gizzi, direttore spirituale delle suore, l'istituzione delle Figlie di Maria.

In questa chiesa le Suore di Carità preparano, in due turni distinti fra città e campagna, le fanciulle alla prima Comunione.

Nel 1914, in occasione del loro XXV di istituzione, le Figlie di Maria donano alla chiesa di San Sebastiano un altare marmoreo che va a sostituire quello antico dedicato allaNatività, oggi conosciuto come altare del S. Cuore.

Subentrata la crisi degli ordini religiosi, del dopo concilio giovanneo, le Suore di Carità, dopo più di cento anni sono costrette ad abbandonare la cura della chiesa di San Sebastiano, tutto questo porta una nuova fase di degrado che durerà fino al 1980, quando la Confraternita del SS.mo Sacramento e Rosario decide di far restaurare e riaprire la chiesa con una solenne cerimonia.

 

La chiesa di San Sebastiano si presenta oggi al visitatore nella forma definitiva della ricostruzione iniziata nel 1597 e terminata nella prima metà del XVII secolo. Nella chiesa si accede attraverso un portale architravato, ai lati del portale sono presenti due ampie finestre con cornici di pietra, protette da una robusta inferriata.

Nella nicchia posta sul portale campeggia un mosaico rappresentante l'Immacolata, opera dell'artista ceccanese Dante Peruzzi. In corrispondenza assiale al portale e alla nicchia, nella parte superiore è presente un piccolo rosone.

La chiesa è a navata unica, presenta una coperta a volta a botte, scandita da due archi a tutto sesto sorretti da semipilastri, il tutto realizzato con pietra tufacea.

La parte del presbiterio e della sacrestia presenta una volta a crociera, testimonianza della precedente chiesa medievale. Sei monofore delle quali tre realizzate in tufo, con volta a tutto sesto, servono ad illuminare l'interno.

Sul primo semipilastro di sinistra, subito dopo l'ingresso è incastonata la croce di consacrazione con i simboli dei frati Minori.[3]

Il pavimento è in cotto nella navata e con piastrelle nell'area presbiteriale. La chiesa contiene al di sotto un antico cimitero evidenziato da tre targhe di marmo, con la scritta "Sepolcreto", poste sul pavimento.

Alla sinistra del presbiterio si trova l'altaredi San Francesco d'Assisicon relativo affresco della prima metà del XVII secolo, questo affresco lo rappresenta mentre riceve le stimmate.

Sulla parte opposta si trova l'altare del Sacro Cuore con l'affresco dellaNatività, attribuibile al Cavalier D'Arpino, rinvenuto durante l'ultimo restauro. Una piccola balaustra separa il corpo della chiesa dal presbiterio.

L'altare maggiore presenta ai due lati due porte che immettono nella sacrestia ed è ornato di stucchi. La porta situata sul lato sinistro dell'altare è sormontata da una tela raffigurante laStrage degli Innocenti, mentre sulla porta di destra vi èl'Adorazione dei Magi.

Al centro dell'altare maggiore domina la scena la statua lignea, seicentesca, diSan Sebastiano, racchiusa in una nicchia. In alto nella parte centrale della cantoria si erge un'altra nicchia con la statua dell'Immacolata, opera romana del XIX secolo. Nella cantoria è presente un organo portativo del XVII secolo.

I tre altari marmorei della chiesa ricordano tre particolari avvenimenti:

l'altare maggiore voluto dalla superiora delle Suore di Carità, suor Guglielmina Gambi,nel 1918, a ricordo del 50° anniversario della venuta delle suore a Ceccano (28 dicembre 1868).

A GLORIA DI MARIA SS.MA

E A PERENNE MEMORIA

DI PIETÀ FILIALE

ANNO 1918

 

L'altare del Sacro Cuore, un tempo altare della Natività, voluto nel 1914, dalla Pia Unione Figlie di Maria, in occasione del 25° anno di fondazione.

ALL'IMMACOLATA MADRE DI DIO

L'UNIONE DELLE FIGLIE

NEL VENTICINQUESIMO - 1914[4]

 

L'altare di San Francesco d'Assisi fatto rifare dalle Suore di Carità, in occasione della santificazione della loro fondatrice Santa Giovanna Antida Thouret (14 gennaio 1934).

A RICORDO DELLA GLORIFICAZIONE

DI S. GIOVANNA ANTIDA THOURET

E A PERENNE GRATITUDINE DELLE SUORE DI CARITÀ

14 GENNAIO 1934

Le pareti della chiesa sono ornate con i quadretti raffiguranti la Via Crucis.

 

Organo portativo

L'organo portativo, un pregevole Catarinozzi 1736, presente in cantoria è stato commissionato alla bottega artigianale dei Catarinozzi/Spadari di Affile (Roma), in ricordo del Giubileo del 1775.

La facciata di questo strumento musicale è a campata unica con 15 canne. L'andamento delle canne è a cuspide, il profilo è rettilineo con bocche allineate e labbro superiore a mitria, ha una pedaliera a leggio di 8 tasti.

L'organo ha subito una modifica tecnica nel 1961, quando suor Andreina decide di far applicare all'organo un motorino elettrico, migliorandone così, il suono che risulta ora essere uniforme e senza sussulti.

Questo strumento dopo anni di abbandono è stato restaurato nel 2000 con la massima attenzione e professionalità da parte degli addetti ai lavori.

Nella fase dello smontaggio, rimuovendo strati di pelle, è emerso un cartiglio lacerato che evidenzia la paternità dello strumento "Bottega Catarinozzi/Spadari" e la data e di costruzione "Anno Domini 1775" data incisa anche sul montante laterale destro della cassa lignea.

Essendo un piccolo positivo, ideato come strumento processionale, non possiede una sonorità corposa e potente, ma piuttosto cristallina.

La facciata è a campata unica con 15 canne. L'andamento delle canne è a cuspide, il profilo è rettilineo con bocche allineate e labbro superiore a mitria.

 

La Congregazione della Concezione e i labari processionali

Nel 1726, nella chiesa di San Sebastiano viene fondata la Congregazione dei fratelli e delle sorelle della Beata Vergine della Concezione, con il consenso del vescovo di Ferentino, mons. Fabrizio Borgia.

Della Confraternita della Concezione è conservato, presso l'archivio della collegiata di San Giovanni Battista, un registro datato 1861-1865, nel quale sono annotati i confratelli che hanno dato disposizione per le loro esequie, pagando la consueta quota annuale.

Nel 1908 il rettore della confraternita ordina al pittore Carlo Carlomusto di Arpino, aiutante del Cisterna nei lavori della cattedrale di Ferentino, di dipingere un labaro processionale.

Il pittore da un lato dipinge l'Immacolatacon alcuni confratelli e dalla parte opposta la figura diSan Sebastiano.

Il Carlomusto realizza il labaro avendo come campione per la figura di San Sebastiano, un santino di fine Ottocento, apporta delle modifiche, in particolar modo nell'esecuzione del paesaggio.

Anche per la figura dell'Immacolatasi ispira ad un santino dell'epoca, aggiungendo di suo il paesaggio ed i confratelli.

Sulla parte principale, dentro un cartiglio, in basso, troviamo la scritta:

AVE GRATIA PLENA

MATER DEI

ORA PRO NOBIS

 

Sulla parte destra, nel riquadro troviamo la firma CARLOMUSTI CARLO-CECCANO-908

Sul retro del labaro, sotto l'immagine di San Sebastiano, dentro un cartiglio troviamo la scritta:

DIVO SEBASTIANO

PATRONO

SODALES

1908

 

Nella parte sinistra la firma CARLOMUSTO CARLO-CECCANO-908.

Anche il labaro precedente a quello del Carlomusto presenta l'immagine dell'Immacolatacon alcuni confratelli, sullo sfondo è visibile il panorama di Ceccano agli inizi dell'Ottocento.

Sul verso è dipinta l'immagine diSan Sebastiano martire.

L'opera è attribuibile alla prima metà dell'Ottocento, infatti non risulta nell'inventario del 1727, ed inoltre nel panorama ceccanese dipinto sul labaro non è raffigurato il palazzo Berardi, costruito su progetto dell'architetto Cipolla, nel 1862.

Sulla parte principale del terzo labaro è raffigurato l'ostensorio, detto allora Venerabile, attorniato da figure di cherubini ed angeli, in fondo, dentro un cartiglio la scritta:

TANTUM

ERGO

SACRAMENTUM

VENEREMUR

CERNUI

Sulla parte opposta è raffigurata l'immagine di San Giovanni Battista, in fondo un cartiglio con la scritta:

CONFRATER

NITAS

SANCTISSIMI

SACRAMENTI

 

La confraternita della Concezione si scioglie dopo l'ultimo conflitto mondiale.

 

Antica festa di San Sebastiano

Nel XVIII secolo la festa in onore di San Sebastiano viene preparata dal "signore della festa", persona abbiente che si propone e che la Comunità approva. La Comunità, per antica consuetudine, concede i musicanti. La festa sacra culmina nella solenne processione, con la statua lignea del Santo, per le vie della città. Alla processione partecipava tutto il clero cittadino, la banda, le milizie, gli amministratori della Comunità, il Capo del Governo e le varie confraternite.

 

Moderna festa

Dopo la seconda guerra mondiale la festa di San Sebastiano subisce un lento declino e si riduce soltanto alla celebrazione della messa nel giorno festivo del Santo.

In secondo momento, con questua spontanea da parte di alcune guardie comunali,[5] la festa ha ripreso vigore.

La vigilia della festa la statua lignea di San Sebastiano viene esposta in chiesa su una semplice macchina processionale. Il giorno della festa, il pomeriggio, la statua viene portata in processione dai Vigili Urbani, alla Collegiata di San Giovanni Battista, viene celebrata la messa nella Collegiata. Dopo il sacro rito la statua viene riportata nella sia chiesa.

 

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[1] In seguito la porta prenderà il nome di Porta San Sebastiano

[2] Cardinale Giacomo Gaetani zio materno del cardinale Annibaldo

[3] Roma 19 novembre 1872, il pontefice Pio IX concede 100 giorni di indulgenza a tutti coloro che entrando nella chiesa di San Sebastiano, baceranno la croce scolpita nella colonna della suddetta chiesa e pregheranno per la pace dei principi cristiani, per l'estirpazione dell'eresia e per l'esaltazione della Chiesa. L'indulgenza è applicabile anche per i defunti.

[4]  La pala del Sacro Cuore, dopo i restauri, è stata posizionata sulla controfacciata della chiesa.

[5] San Sebastiano oltre ad essere comprotettore della città di Ceccano, è considerato il protettore dei Vigili Urbani

 

 

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