Chiesa di Santa Maria a Fiume

Secondo diversi studi, accettati ormai da gran parte degli studiosi, è possibile riconoscere nella storia della Chiesa di Santa Maria a Fiume diverse fasi costruttive.  

Può essere interessante iniziare col citare lo studio del Serafini: "l'esame di essa permette di determinare la costruzione in tre periodi: uno primitivo, a cui sembra appartenere un nucleo originale…romanico tardo, che comprende anche il campanile almeno nella sua parte inferiore; uno medio, che termina con la consacrazione del 1196; uno tardo, che culmina nel secolo decimo quarto. La ricostruzione -si tratta di vera ricostruzione- della fine del secolo XII avvenne sotto il patronato della potente famiglia locale dei conti di Ceccano, per opera di maestranze affini a quelle che avevano lavorato a Valvisciolo intorno alla metà del secolo stesso. Nonostante le modificazioni posteriori, l'edificio nel suo complesso rimane sempre uno dei monumenti importanti tra quelli dell'arte pregotica laziale…" [1]

 

La prima fase, quella più antica, è quella legata ancora al mondo romano e pagano, quindi ben prima della consacrazione del 1196. A questa epoca è possibile ricollegare le numerosissime epigrafi e iscrizioni rinvenute in loco. L'utilizzo della zona dell'antica Fabrateria Vetus da parte dei Romani come luogo di riposo e villeggiatura, come riscontrabile in diverse fonti scritte, non appare strano: la presenza del fiume e delle acque sulfuree nel territorio, portò alla costruzione di ville e terme lungo il corso del fiume Sacco (l'antico Tolerus). L'iscrizione dell'imperatore Adriano (76-138), ancora presente all'interno della chiesa, parlerebbe appunto di una ricostruzione di un edificio pubblico, con tutta probabilità un edificio termale. Gli scavi lo hanno confermato con il ritrovamento di un pavimento con mosaico e ricollegabile ad un edificio per i bagni termali. Un'altra iscrizione testimonia inoltre la presenza di un tempio dedicato a Faustina (105-140), moglie dell'imperatore Antonino Pio (86-161).

 

La seconda fase è quella romanica, in cui la chiesa aveva ormai preso forma, probabilmente su un preesistente edificio pagano. Il campanile della chiesa è databile al XII secolo, prima del 1196: esso funge da punto di congiunzione tra le navate e il transetto e presenta uno stile differente rispetto al resto della chiesa: si tratta probabilmente di un elemento costruito in un momento differente dal resto dell'edificio. Probabilmente in un primo momento il campanile si trovava staccato rispetto all'edificio (composto inizialmente dalla sola navata centrale), ma fu ad essa collegato mediante un muro di raccordo. Si tratta di una torre campanaria di forma quadrata con due piani di monofore e la cella campanaria a bifore. Dal primo piano sporgono delle teste animali, agli angoli della facciata nord. Si tratta probabilmente di un bue ed un leone e quasi sicuramente erano presenti altre due teste, per completare la serie dei 4 evangelisti. Il secondo piano ha quattro finestre monofore senza alcun ornamento, il terzo piano con finestre bifore sopra colonnette centrali accoppiate con capitelli non finiti. Tre modanature a forma di cerchio compongono la la cornice e i cordoni tra i vari piani.  La punta del campanile è una piramide ottagonale in pietra. 

 

La terza fase è quella legata all'ampliamento voluto dal cardinale Giordano e dal nipote Giovanni della famiglia dei De Caccano, effettuati fra il 1170 e il 1196, anno in cui la chiesa venne consacrata. Alcune teorie vedono nei lavori l'opera di maestranze responsabili anche della costruzione dell'Abbazia di Fossanova ma è probabile che il conte Giovanni avesse voluto solo maestranze locali, che avrebbero avuto il compito di mostrare attraverso il loro duro lavoro, la devozione dei Ceccanesi alla Madonna. I lavori di ampliamento videro l'aggiunta di due navate e l'inversione di orientamento dell'intera chiesa, con lo spostamento dell'ingresso al centro della navata maggiore e non più sul lato della torre campanaria. L'ampliamento portò all'inglobamento del campanile all'interno della struttura stessa della chiesa.

La ricostruzione della chiesa portò grande prestigio alla famiglia dei De Ceccano ed accrebbe ancora di più il loro potere e la loro influenza. Appare chiaro che non si trattò di una semplice opera di devozione ma di un preciso obbiettivo politico. Non è un caso che i lavori siano databili proprio al 1196: nel 1189 infatti il cardinale Giordano tornò dalla Germania doveva aveva svolto il suo ruolo di legato Pontificio per la celebrazione delle nozze di suo nipote Giovanni. Fu proprio a seguito di tale matrimonio che la famiglia si rese conto della necessità di lavori di ampliamento della chiesa, lavori che avrebbero potuto aver luogo grazie alla grande disponibilità monetaria di Giordano.

La solenne consacrazione del 1196, cui parteciparono vescovi e clero provenienti dai paesi limitrofi, è descritta dettagliatamente dagli Annales Ceccanenses. Al sermone del cardinale Giordano, seguirono la cerimonia di consacrazione, l'offerta di numerosi doni, da parte sia del cardinale sia del conte Giovanni, e un sontuoso banchetto. Il cardinale offrì i suoi preziosi paramenti sacri, il conte Giovanni donò la Carta d'immunità, con la quale concedeva alla chiesa diversi privilegi (come il diritto d'asilo).

1196. ind. 13. Hoc anno gratia et misericordia Dei omnipotentis tempore domini Iohannis de Ceccano ecclesia sanctae Mariae Fluminis honorifice dedicata est et consecrata. Ad quam consecrationem fuit tamquam pater domnus Iordanus presbyter cardinalis et domnus Berardus Ferentinus episcopus, domnus lohannes Anagninus episcopus, domnus Petrus Signinus episcopus domnus Oddo Verulanus episcopus, domnus Taddaeus Alatrinus episcopus, domnus Tedelgarius Tarracinensis episcopus. Officium sic incoeptum est. 9. Kal. Augusti post coenam convenientibus episcopis cum domno cardinali et cum maxima multitudine clericorum et laycorum tam Campaniae quam Maritimae et aliarum provinciarum ad ecclesiam sanctae Mariae Fluminis ordinata est processio… TRADUZIONE 1196 Indizione tredicesima. In quest'anno per grazia e misericordia di Dio onnipotente, al tempo del signore Giovanni de Ceccano fu dedicata e consacrata solennemente la chiesa di Santa Maria a Fiume. A tale consacrazione furono presenti come padrino il signor Giordano, cardinale prete, il signor Berardo vescovo di Ferentino, il signor Giovanni vescovo di Anagni, il signor Pietro vescovo di Segni, il signor Oddone vescovo di Veroli, il signor Taddeo vescovo di Alatri, il signor Tedelgario vescovo di Terracina. La cerimonia cominciò il 24 luglio dopo il pranzo, radunandosi i vescovi con il signor cardinale e con una numerosissima folla di chierici e di laici, sia della Campania sia della Marittima e delle altre province presso la chiesa di Santa Maria, fu dato inizio alla processione…

 

Una quarta fase si ebbe nel periodo gotico (metà del XIII secolo) sotto il cardinale Annibaldo, altra grande personalità della famiglia dei De Ceccano. Egli mostrò un grande amore per la chiesa e desiderò abbellirla: i muri laterali del coro furono rimossi e sostituiti con archi; i muri di fondo delle cappelle delle navate minori furono eliminati e furono costruiti due bracci di transetto; il muro orientale fu fissato con il prolungamento di quello del coro, dando alla chiesa la sua caratteristica forma a T. L'arte gotica francese è chiaramente identificabile nelle decorazioni della chiesa: all'estremità del transetto ci sono due finestre strombate dentro e fuori, sormontate da un cerchio e trifoglio incastrato, alla maniera del gotico francese del tredicesimo e quattordicesimo secolo. La copertura, precedentemente a capriata in legno e impostata sopra le monofore della navata centrale viene impostata in questa fase a "false volte", che va ad occupare l'interno delle finestre, togliendo luce alla navata centrale ma andando a riprendere lo stesso stile creato nelle volte del transetto. L'intervento comportò l'aggiunta di due piccole cappelle in corrispondenza delle campate laterali, in una delle quali successivamente il fratello Tommaso manifesterà la volontà di essere seppellito.

 

Il 26 gennaio 1944  Santa Maria a Fiume fu completamente rasa al suolo da un bombardamento anglo americano e molte delle splendide opere custodite al suo interno andarono distrutte. La statua lignea della Vergine rimase, invece, intatta (qualche giorno prima era stata imballata per essere trasportata a Roma). Trasferita presso la Badia dei Padri Passionisti, fu restaurata dall'architetto tedesco Karl Wolf; in seguito, in attesa della riedificazione della chiesa, fu esposta alla venerazione dei fedeli nella Collegiata di San Giovanni Battista.

Il nuovo santuario fu ricostruito ex novo utilizzando i materiali ricavati dalle macerie e riaperto al culto il 26 luglio del 1958.

Nel 1891 Santa Maria a Fiume è stata dichiarato Monumento d'interesse nazionale.

 

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[1] A. SERAFINI, "Torri campanarie di Roma e del Lazio nel Medioevo", Arti Grafiche e Fotomeccaniche, Pompeo Sansaini, Roma 1927, p. 133.

G. MARCHETTI-LONGHI, "La chiesa di Santa Maria del Fiume ed i cardinali Giordano e Annibaldo da Ceccano", in Bollettino della Sezione di Anagni della Società Romana di Storia Patria I, Roma 1951.

 

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