Palazzo Gaetano Latini

Antico palazzo appartenente alla nobile famiglia dei Leo, ospitò il patriota Gaetano Latini, come testimonia una lapide posta sulla facciata del palazzo.

 

Gaetano Latini 

 

Gaetano Latini nacque a Castelgandolfo il 15 maggio 1818. Suo padre Angelo era comandante dell'esercito, mentre sua madre Livia era figlia del cospiratore frusinate Giacinto Scifelli, amico intimo di Luigi Angeloni.
Ancora molto giovane, Gaetano entrò nell'Esercito Pontificio ed ottenne il grado di Ufficiale dei Cacciatori. Durante i moti del 1848 si arruolò con i volontari italiani e combatté in Veneto, poi tornò a Roma ed affrontò altre battaglie con una dedizione tale che gli valse  la medaglia d'argento al valore militare nel 1849.
Dopo la caduta della Repubblica Romana, Latini si rifugiò nelle Marche ma si tenne in contatto con gli ambienti risorgimentali che facevano capo a Mazzini. Nel 1853, infatti, ricevette l'incarico di Commissario di guerra per le Marche. In quello stesso anno scoppiarono moti insurrezionali a Milano che avrebbero dovuto propagarsi, nell'idea degli organizzatori, anche alle Marche e alla Romagna, ma l'intervento dell'esercito austriaco fece fallire il tentativo. Gaetano Latini, nel frattempo, cercava di convincere i soldati ungheresi militanti nell'esercito austriaco a cambiare fronte e abbracciare la causa dell'Unità d'Italia.
In seguito all'arresto e alle rivelazioni sotto tortura di un cospiratore, molti patrioti, tra cui lo stesso Latini, furono imprigionati. Seguì un processo-farsa di 16 giorni, dopo i quali, precisamente il 7 febbraio 1854, tutti gli imputati furono colpiti da una condanna a morte. Fortunatamente, dall'Imperatore d'Austria arrivò l'ordine di mutare la pena nel carcere duro, così Gaetano Latini si trovò condannato a trascorrere 6 anni nella fortezza di Santa Pelagia in Ancona. A salvarlo nuovamente giunse l'intervento di papa Pio IX, il quale riuscì a far commutare la pena nel domicilio coatto a Ceccano. Tale intervento fu reso possibile dal fatto che Latini aveva sposato la nobildonna Apollonia Berardi, sorella di Mons. Giuseppe Berardi di Ceccano, personaggio molto influente nella Curia Romana.
A Ceccano il patriota si impegnò nei lavori per la realizzazione della ferrovia Roma-Cassino che erano stati appaltati al cognato Filippo Berardi, personalità di spicco nel panorama ceccanese.
Il 2 novembre del 1861 Latini fu ferito alla testa con un colpo di fucile partito, si presume accidentalmente, durante la pulizia dell'arma che era in mano al suo amico Giuseppe Luzzi. La famiglia del patriota, in realtà, pensò ad una punizione impartita dai compagni marchigiani, convinti che Latini si fosse asservito al Papa. Quale che fosse la causa, la ferità gli comportò la totale cecità. Morì il 6 novembre 1882 all'età di 74 anni. Le sue spoglie riposano nella Cappella Latini del vecchio cimitero di Ceccano e un epitaffio lo celebra come eroe del risorgimento italiano.

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