Piazza Municipio e Palazzo Angeletti Antonelli

Caratteristica piazza, anticamente dedicata a San Sebastiano, sulla quale si affacciano Palazzo Angeletti Antonelli e la chiesa di San Sebastiano. E' arricchita da una bella fontana di fine '800 realizzata sotto il gonfalonierato di Nicola Sindici, da un'imponente parete di roccia calcarea e da una delle porte d'accesso all' antico borgo, sulla quale è ancora ben visibile lo stemma dei Colonna. Al di sotto della parete rocciosa è posta un'epigrafe commemorativa di Oreste Sindici, illustre ceccanese che compose la musica dell'inno nazionale colombiano nel 1887. Un'altra epigrafe ricorda Luigi Mastrogiacomo, ceccanese ucciso dai tedeschi nella strage delle Fosse Ardeatine il 23 marzo 1944.

Palazzo Angeletti Antonelli è oggi sede dell'amministrazione comunale e della biblioteca. Venne costruito nel XVI secolo dalla famiglia Angeletti, proveniente dalla nobiltà romana, come testimoniato da una lapide posta nella Badia dei Padri Passionisti. Il palazzo, insieme con le proprietà della nobile famiglia, nel XIX secolo fu acquistato dal principe Poniatowski, discendente del  re di Polonia Stanislao II Augusto (1732-1798). Alcuni anni dopo il principe lo cedette al conte Domenico Antonelli. Nelle sale dell'edificio sono stati ospitati personaggi illustri, quali Beato Antonio Baldinucci, Papa Clemente XIV, nel periodo in cui era ancora cardinale, e San Paolo della Croce.

La struttura è costituita da un insieme di più  edifici e il piano terra è caratterizzato da resti di costruzioni più antiche, tra cui  archi di sostegno medievali. All'interno, nella sala consiliare, sono conservati un mosaico e un cippo con iscrizioni latine rinvenuti in prossimità della chiesa di Santa Maria a Fiume; vi è inoltre conservato un busto marmoreo del marchese Filippo Berardi. Sul retro è possibile visitare la villa comunale, anticamente parco signorile del palazzo e tipico esempio di giardino all'italiana.

 

 

Il mosaico

 

Il mosaico a tessere bianche e nere è stato scoperto nel 1924 a Santa Maria a Fiume insieme ad un secondo, oggi conservato nel Museo Nazionale Romano.
Nel mosaico sono visibili due figure: una maschile sulla destra, una femminile sulla sinistra. L'uomo, raffigurato nudo e con il corpo muscoloso, ha sulla spalla una pelle ferina; il braccio destro tende verso la donna. Quest'ultima indossa una tunica drappeggiata corta e con la mano sinistra stringe un mantello appoggiato sulla spalla; il viso è rivolto verso l'uomo. Tra le due figure è visibile l'iscrizione latina [R]OMANA/ VETUSCU/ LANORUM/ AMOR. Tale scritta rappresenta la prima attestazione della denominazione Vetusculani per indicare i Fabraterni Veteres. L'archeologa Sabina Antonini ipotizza che la figura maschile, simile per iconografia  ad Ercole, sia la personificazione della forza virile e, quindi, dei Vetusculani dell'iscrizione. La donna, visto il suo abbigliamento (abito corto e privo d'instita, benda che ornava la stola delle matrone), potrebbe essere invece un'etera. "Il gesto che (l'uomo) fa con il braccio destro è quello di spiegare l'iscrizione, ossia attestare che Romana è la donna che gli è accanto, e che è l'amor dei Vetusculani".
È probabile, quindi, che il mosaico pavimentasse la sala di un'etera o un ambiente delle terme. 

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